
E’ sempre un’emozione sbarcare all’ isola di San Giorgio Maggiore a Venezia in occasione della mostra Homo Faber.
Un mese di bellezza proveniente dai vari angoli della terra, concentrata in un piccolo paradiso terrestre, in una delle città più belle al mondo.
L’organizzazione si dimostra ancora una volta impeccabile, il gusto degli allestimenti, la scelta delle musiche sono in perfetta armonia con le meravigliose creazioni esposte, grazie quest’anno al direttore artistico Es(meralda) Devlin.
Percorso di visita Homo Faber 2026

Arrivata alla sua quarta edizione, Homo Faber è un percorso che si snoda seguendo un filo logico tra le varie sale, dove giovani di diversa nazionalità attendono i visitatori per far apprezzare maggiormente le opere e soddisfare le varie curiosità.
S’inizia dalla sala scenografica, dove vari oggetti ci riportano all’origine manuale delle cose, perchè le protagoniste di Homo Faber sono le mani, o meglio le mani di 500 maestri artigiani che hanno prodotto le 700 opere esposte.




Un breve video intenso ed emozionante apre al visitatore la porta alle sale successive, dove in primis appaiono i volti dei creatori: una galleria con foto retroilluminate per scoprire i loro sguardi, il loro ambiente e, da qui, è pura Bellezza.





Piattaforme girevoli su cui risaltano oggetti dalle forme particolari, capaci di riflettere ombre suggestive; una luna di vasi che affiora dalla piscina per poi scomparire nuovamente in un gioco di luci e riflessi. E ancora legno dalle molteplici lavorazioni; intrecci con materiali naturali che dalla notte dei tempi, accomuna persone da ogni luogo.




Poi finalmente, nel cuore della mostra, l’incontro con otto diversi artisti internazionali, ognuno con la propria arte, conoscenza, orgoglio.
Non possiamo certo dimenticare di trovarci a Venezia, ed ecco quindi il richiamo alla città, all’acqua, alla natura, specialmente alle creature dell’aria.



Il percorso continua con un’immersione nel bianco, nella luce catturata dai materiali più disparati: dalla ceramica, al vetro, alla carta, ma anche dalle fascette per elettricisti, dalla lana e dai mattoncini lego.






Infine il colore, come l’arcobaleno, stavolta esploso in uno splendido tappeto ispirato alla teoria dei colori di Goethe, che risalta le opere colorate.






Percorso esterno: chiostro Palladio
Dopo questo forte impatto emotivo si esce nel chiostro progettato da Palladio, dove simmetria e quiete fanno da sfondo a venti canti silenziosi: opere ispirate al rintocco delle campane che un tempo richiamavano i monaci alla preghiera, realizzate con materiali molto originali, quali gusci d’uovo, semi, piume, perline, madreperla, stoffe.




Le Stanze del Vetro
Se al termine di tutto ciò non siete pronti ad abbandonare l’isola, date uno sguardo al le Stanze del Vetro esposte fino al 22 novembre. Un salto nel tempo per ammirare opere realizzate da grandi maestri vetrai nel secondo dopoguerra, tra il 1948 e 1958; tra i tanti ricordiamo Paolo Venini, Ercole Barovier, Alfredo Barbini, Gino Cenedese.


Impressioni
Preparate la vostra macchina fotografica o verificate che il vostro cellulare sia abbastanza carico e immortalate le opere che vi sono piaciute maggiormente e che potrete anche votare tramite l’app Homo Faber.
Personalmente non l’ho fatto perchè mi sono riempita gli occhi di così tanta bellezza, che scegliere mi risulta veramente impossibile, ma attendo i vostri commenti, le vostre impressioni, le opere che vi hanno ispirato maggiormente e arrivederci alla prossima edizione Homo Faber Venezia 2027.
Per maggiori informazioni: www.homofaber.com
Orari: 10-19 (ultimo accesso ore 17)
Presenza di bagni, ristorante e bar.









