Con la primavera ripartono le visite guidate all’isola del Lazzaretto Nuovo nel cuore della laguna di Venezia, che con il Lazzaretto Vecchio forma i Lazzaretti Veneziani.

VISITE AL LAZZARETTO NUOVO
Nonostante il meteo un po’ bizzarro, la primavera è tornata e con essa le visite guidate all’isola del Lazzaretto Nuovo, nel cuore della laguna di Venezia.
Ci arrivi con il vaporetto n. 13 da Fondamenta Nove, previa prenotazione della visita, e dopo una ventina di minuti approdi in questo angolo di laguna ricco di storia e di natura.


Puoi subito partire con una piacevole passeggiata lungo il sentiero delle barene, per ammirare da vicino queste isole che con l’alta marea vengono completamente sommerse e presentano una flora molto singolare, come la salicornia e, in estate, il limonium di colore viola.




Oggigiorno l’isola del Lazzaretto Nuovo è visitabile grazie alle associazioni Ekos Club e Archeoclub di Venezia, i cui volontari hanno ripristinato e sistemato tutte le peculiarità presenti in loco e ogni anno le valorizzano attraverso numerose attività culturali.


STORIA DEL LAZZARETTO NUOVO
Le prime documentazioni di quest’isola risalgono all’XI secolo: all’epoca c’era una vigna murata e otto saline tutt’intorno, poi la presero in gestione i monaci di San Giorgio e solo nel 1468 diventò un lazzaretto, ovvero un luogo di quarantena preventiva per tutti coloro che arrivavano a Venezia dall’estero in tempo di pestilenza.


I metodi utilizzati non erano ovviamente quelli odierni, né tantomeno si era capita la vera causa scatenante di questi contagi, ma attraverso prove ed errori, i veneziani sono riusciti a decontaminare le merci ed isolare i vari equipaggi ospitati in cento casette a due piani che purtroppo sono andate completamente distrutte.
Quello che ci rimane è lo splendido “tezon grando”, una struttura coperta, suddivisa da vari muri interni, andati distrutti, e con un muro perimetrale che presentava varie aperture per permettere il ricircolo d’aria, murate purtroppo al tempo degli austriaci.
Tutte le merci venivano marchiate con i sigilli, l’isola era autosufficiente con orti, animali e pozzi e a capo di tutto c’era un priore con un medico della peste che ogni giorno controllavano “gli ospiti” e provvedevano a spedire al lazzaretto vecchio i malati.



Abbandonato nel corso del 1700 e poi utilizzato come avamposto militare dagli austriaci e dall’esercito italiano successivamente, il lazzaretto nuovo è stato abbandonato una seconda volta fino al 1977, quando le due associazioni hanno iniziato a creato questo ecomuseo, unico progetto non profit della laguna.



DA VEDERE
Oltre al sentiero delle barene, a splendidi gelsi secolari e ad un ecosistema ancora ben difeso, l’edificio più interessante è senz’altro il “tezon grando”, in parte utilizzato come deposito della sovrintendenza archeologica, ma in parte adibito a museo.
All’interno, oltre ad imbarcazioni, pannelli informativi, oggetti ed ossa rinvenute, ammira le numerose scritte lasciate dai mercanti e dai lavoratori: marchi commerciali, racconti, fatti storici.




Vengono ben descritti lo sviluppo della peste, le parole veneziane entrate nell’uso comune, i provvedimenti moderni adottati dal governo veneziano dell’epoca, nonché i ritrovamenti archeologici.


Fuori dal tezon e separato da un muro, c’è un antico casello da polvere da sparo, non collegabile con la parte sanitaria dell’isola, ma strutture disseminate nei vari possedimenti a partire dalla metà del 1500, per distribuire la polvere da sparo, evitando così di averla in un unico luogo, l’arsenale.

Per informazioni, visita il sito www.lazzarettiveneziani.it
Buona visita
